Nella prima parte si rimarcano le differenze fondamentali tra l’era del capitalismo di mercato ottocentesco e quella del capitalismo controllato. Nella prima il mercato era libero ma la moneta era vincolata all’oro e i movimenti di capitale a lunga scadenza erano relativamente intensi mentre più modesti quelli a breve, penalizzati, per molti operatori, da costi di transazione ancora elevati (ritorneremo su tale aspetto più avanti). Invece, nella fase intermedia, quella che va grossomodo dagli anni ’30 agli anni ’80 del XX secolo, in finanza il mercato non è libero, la moneta è un fiat standard governato a livello nazionale per darle un qualche grado di flessibilità, ma, verso l’estero, è vincolata a cambi fissi (ma aggiustabili) per il cui perseguimento si ammettono controlli anche rigidi sui movimenti dei capitali a breve verso l’estero. Successivamente (§ 3) si individuano gli elementi di frattura che portano all’esaurimento di quella breve fase storica (di nemmeno mezzo secolo) nella quale il capitalismo è un capitalismo controllato e di welfare state, per ritornare, in forme molto diverse dal passato, a un capitalismo di mercato, ma – questa volta – con grandissimi operatori finanziari, ingenti movimenti di capitali facilitati dall’abbattimento dei costi di transazione, da una liberalizzazione finanziaria sfrenata e da monete in concorrenza. (dall'introduzione)

Banche e finanza nell’età dell’incertezza. Il quadro internazionale

CONTI, GIUSEPPE
2013

Abstract

Nella prima parte si rimarcano le differenze fondamentali tra l’era del capitalismo di mercato ottocentesco e quella del capitalismo controllato. Nella prima il mercato era libero ma la moneta era vincolata all’oro e i movimenti di capitale a lunga scadenza erano relativamente intensi mentre più modesti quelli a breve, penalizzati, per molti operatori, da costi di transazione ancora elevati (ritorneremo su tale aspetto più avanti). Invece, nella fase intermedia, quella che va grossomodo dagli anni ’30 agli anni ’80 del XX secolo, in finanza il mercato non è libero, la moneta è un fiat standard governato a livello nazionale per darle un qualche grado di flessibilità, ma, verso l’estero, è vincolata a cambi fissi (ma aggiustabili) per il cui perseguimento si ammettono controlli anche rigidi sui movimenti dei capitali a breve verso l’estero. Successivamente (§ 3) si individuano gli elementi di frattura che portano all’esaurimento di quella breve fase storica (di nemmeno mezzo secolo) nella quale il capitalismo è un capitalismo controllato e di welfare state, per ritornare, in forme molto diverse dal passato, a un capitalismo di mercato, ma – questa volta – con grandissimi operatori finanziari, ingenti movimenti di capitali facilitati dall’abbattimento dei costi di transazione, da una liberalizzazione finanziaria sfrenata e da monete in concorrenza. (dall'introduzione)
Conti, Giuseppe
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11568/531867
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