Per provare a quantificare la sorgente di nutrienti costituita in seguito alla mineralizzazione della sostanza organica dei terreni, pur in mancanza di dati sperimentali, si sono tentate due metodologie di stima diverse. Il primo metodo è comunemente utilizzato in agronomia e prevede l’uso del coefficiente di mineralizzazione della sostanza organica, che in ambiente mediterraneo è da considerare relativamente costante e compreso fra l’1.5 e il 2.0%. Il secondo metodo parte dall’ipotesi, sperimentalmente confermata in contesti caratterizzati da suoli torbosi, che la mineralizzazione della sostanza organica sia correlabile con la subsidenza e quindi quantificabile attraverso una valutazione di quest’ultimo processo. Nel nostro caso studio è stato possibile addirittura verificare l’esistenza di una correlazione spaziale fra i due fenomeni attraverso l’interpolazione spaziale dei dati relativi al contenuto in sostanza organica dei terreni (ricavata dal già citato data-base georiferito dei suoli del comprensorio, si veda il Cap. 2.5) e di un immagine raster costruita sulle differenze di quota registrate nel 1935 e nel 2006, fornitaci dall’Autorità di Bacino del fiume Serchio. Il calcolo della correlazione è stato effettuato facendo riferimento alla sola superficie comune ai due strati informativi, corrispondente a circa 1640 ha.
La mineralizzazione della sostanza organica
SILVESTRI, NICOLA
2013-01-01
Abstract
Per provare a quantificare la sorgente di nutrienti costituita in seguito alla mineralizzazione della sostanza organica dei terreni, pur in mancanza di dati sperimentali, si sono tentate due metodologie di stima diverse. Il primo metodo è comunemente utilizzato in agronomia e prevede l’uso del coefficiente di mineralizzazione della sostanza organica, che in ambiente mediterraneo è da considerare relativamente costante e compreso fra l’1.5 e il 2.0%. Il secondo metodo parte dall’ipotesi, sperimentalmente confermata in contesti caratterizzati da suoli torbosi, che la mineralizzazione della sostanza organica sia correlabile con la subsidenza e quindi quantificabile attraverso una valutazione di quest’ultimo processo. Nel nostro caso studio è stato possibile addirittura verificare l’esistenza di una correlazione spaziale fra i due fenomeni attraverso l’interpolazione spaziale dei dati relativi al contenuto in sostanza organica dei terreni (ricavata dal già citato data-base georiferito dei suoli del comprensorio, si veda il Cap. 2.5) e di un immagine raster costruita sulle differenze di quota registrate nel 1935 e nel 2006, fornitaci dall’Autorità di Bacino del fiume Serchio. Il calcolo della correlazione è stato effettuato facendo riferimento alla sola superficie comune ai due strati informativi, corrispondente a circa 1640 ha.File | Dimensione | Formato | |
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