Il saggio analizza alcune forme e aspetti delle culture e delle pratiche della solidarietà e del dono nell’Italia repubblicana, con particolare attenzione al volontariato organizzato. Una prima fase cruciale di sviluppo è individuata nella transizione dagli anni Sessanta ai Settanta, coincidente con l’avvio dell’esperienza amministrativa delle Regioni a statuto ordinario e con una stagione di riforme e di mutamenti profondi della cultura politica. Una seconda fase di crescita, consolidamento e articolazione si colloca a partire dagli anni ’90 e dalla legge-quadro 266/91 sul volontariato. Gli ultimi vent’anni sono stati caratterizzati dal definitivo distacco del volontariato dal collateralismo politico e dalle logiche dualistiche della Guerra Fredda e della Prima Repubblica. Negli anni Cinquanta e Sessanta, per molti volontari, l’impegno solidale faceva tutt’uno con la militanza politica. Oggi la politica non appassiona più ed è anzi oggetto di diffusi sentimenti di disprezzo e recriminazione; molti dei giovani che scelgono il volontariato lo fanno come forma di impegno nella sfera pubblica esplicitamente alternativo alla politica. Ma gli ultimi vent’anni sono caratterizzati anche dallo sviluppo di nuovi campi e nuove forme del volontariato solidale, che si amplia fino a intrecciarsi con aspetti di quella che chiamiamo oggi “economia etica”. Nuovi campi: in particolare l’assistenza ai migranti, ai richiedenti asilo e ad altre categorie di “nuovi poveri” prodotti dalle dinamiche della globalizzazione o della crisi economica. Ciò si attua attraverso un associazionismo dedicato e presente sul territorio, ma anche con il sostegno a organizzazioni non governative di cooperazione internazionale e ad associazioni di intervento umanitario; oltre alla raccolta fondi, si sviluppano originali modalità di aiuto come la cosiddetta adozione a distanza. In questo ambito di solidarietà si collocano anche forme di economia e di consumo etico, in modo particolare il “consumo equo e solidale” e la rete delle “Botteghe del mondo”, che hanno raggiunto ampia diffusione nel corso degli anni Duemila.

Culture del dono e pratiche della solidarietà

DEI, FABIO
2015

Abstract

Il saggio analizza alcune forme e aspetti delle culture e delle pratiche della solidarietà e del dono nell’Italia repubblicana, con particolare attenzione al volontariato organizzato. Una prima fase cruciale di sviluppo è individuata nella transizione dagli anni Sessanta ai Settanta, coincidente con l’avvio dell’esperienza amministrativa delle Regioni a statuto ordinario e con una stagione di riforme e di mutamenti profondi della cultura politica. Una seconda fase di crescita, consolidamento e articolazione si colloca a partire dagli anni ’90 e dalla legge-quadro 266/91 sul volontariato. Gli ultimi vent’anni sono stati caratterizzati dal definitivo distacco del volontariato dal collateralismo politico e dalle logiche dualistiche della Guerra Fredda e della Prima Repubblica. Negli anni Cinquanta e Sessanta, per molti volontari, l’impegno solidale faceva tutt’uno con la militanza politica. Oggi la politica non appassiona più ed è anzi oggetto di diffusi sentimenti di disprezzo e recriminazione; molti dei giovani che scelgono il volontariato lo fanno come forma di impegno nella sfera pubblica esplicitamente alternativo alla politica. Ma gli ultimi vent’anni sono caratterizzati anche dallo sviluppo di nuovi campi e nuove forme del volontariato solidale, che si amplia fino a intrecciarsi con aspetti di quella che chiamiamo oggi “economia etica”. Nuovi campi: in particolare l’assistenza ai migranti, ai richiedenti asilo e ad altre categorie di “nuovi poveri” prodotti dalle dinamiche della globalizzazione o della crisi economica. Ciò si attua attraverso un associazionismo dedicato e presente sul territorio, ma anche con il sostegno a organizzazioni non governative di cooperazione internazionale e ad associazioni di intervento umanitario; oltre alla raccolta fondi, si sviluppano originali modalità di aiuto come la cosiddetta adozione a distanza. In questo ambito di solidarietà si collocano anche forme di economia e di consumo etico, in modo particolare il “consumo equo e solidale” e la rete delle “Botteghe del mondo”, che hanno raggiunto ampia diffusione nel corso degli anni Duemila.
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