E’ possibile affrontare il problema della frammentazione istituzionale del welfare in Italia, a livello locale, promuovendo processi collettivi fondati sui presupposti della ricerca-azione? Gli esiti di un percorso combinato di ricerca e ricerca-azione sulle politiche di attivazione in Provincia di Milano, suggerisce come sia possibile provare a modificare alcune condizioni sistemiche attraverso processi partecipativi di analisi e ridefinizione dei fattori costitutivi i modelli di governance locale, le pratiche e gli approcci di intervento. Nella fase attuale, diversi fattori di crisi e cambiamento, interessano il welfare italiano in modo per certi versi simili e per altri differente da altri paesi europei. In particolare, la crisi strutturale e di legittimazione del sistema di welfare, la diffusione dell’idea di attivazione come “nuovo” paradigma delle politiche, la crisi del modello gerarchico-redistributivo dello stato e la sperimentazione di nuove forme di governance orientate a modelli eterarchici di relazione tra gli attori, i numerosi fattori di frammentazione delle nostre strutture istituzionali, rendono necessario e allo stesso tempo difficile promuovere ed attualizzare azioni riformatrici concertate. Ciò perchè, se da un lato, gli attori dei sistemi locali si trovano ad operare in un contesto in cui le distinzioni sociali rilevanti (Goffman) che guidano e costituiscono il sistema, rappresentano sia l’oggetto di cambiamento che le premesse costitutive che lo ostacolano o lo favoriscono, dall’altro, i medesimi agiscono nell’apparente impossibilità di individuare un qualsiasi archimedico punto di appoggio per la risoluzione delle controversie: perché risulta poco probabile individuare un riferimento che non sia esso stesso prodotto e produttore di frammentazione; perché, il tentativo di promuovere modelli istituzionali eterarchici, non è attualizzabile gerarchicamente; perché risulta difficile crearlo attraverso l’implementazione di strutture ad hoc, che producono in genere molti elementi di incompatibilità con quelle ordinarie. Il superamento di queste difficoltà siede nella capacità dei sistemi locali di far ri-entrare le proprie stesse distinzioni costitutive nel proprio campo di osservazione (Luhmann), creando le necessarie condizioni di auto-riflessività. Ovvero, nel promuovere ciò che Jessop definisce metagovernance, un livello superiore di coordinamento, in cui vari aspetti e processi parziali di governance trovano un ambito di osservazione, integrazione e valutazione comune. In questa direzione è stato realizzato il progetto di cui sopra, che ha coinvolto attori diversi in un processo di emersione – confronto – socializzazione – negoziazione, mirato a: 1) rilevare e comprendere collettivamente le variabili (o fattori di invarianza) che riproducono indefinitamente i consueti modi e processi istituzionali (path dependence); 2) costruire ipotesi pragmatiche di trasformazione dei modi di implementazione delle politiche oggetto di indagine. Il metodo di ricerca-azione ha rappresentato un fattore decisivo rispetto all’efficacia del processo, favorendo la costruzione di un setting interazionale e sperimentale adeguato alle aspettative, alle risorse e agli obiettivi, la produzione di specifici beni relazionali, e l’integrazione fra sapere scientifico e sapere esperto degli attori locali. Inoltre ha permesso di valorizzarne le rispettive competenze, trasformare i problemi sentiti e le basi-dati variamente costruite in informazioni condivise, e attivare processi di apprendimento collettivo. Nel momento in cui il concetto di attivazione diventa centrale nell’orientare pratiche e forme di governo dei sistemi di welfare, le istituzioni possono trovare nell’approccio di ricerca-azione, tanto uno straordinario supporto metodologico quando un interessante riferimento epistemologico nello studio e nella comprensione dei presupposti della partecipazione sociale e del passaggio di paradigma in corso.

Alla ricerca di un archidemico punto di appoggio. La ricercazione come approccio di attivazione nelle istituzioni

VILLA, MATTEO
2015

Abstract

E’ possibile affrontare il problema della frammentazione istituzionale del welfare in Italia, a livello locale, promuovendo processi collettivi fondati sui presupposti della ricerca-azione? Gli esiti di un percorso combinato di ricerca e ricerca-azione sulle politiche di attivazione in Provincia di Milano, suggerisce come sia possibile provare a modificare alcune condizioni sistemiche attraverso processi partecipativi di analisi e ridefinizione dei fattori costitutivi i modelli di governance locale, le pratiche e gli approcci di intervento. Nella fase attuale, diversi fattori di crisi e cambiamento, interessano il welfare italiano in modo per certi versi simili e per altri differente da altri paesi europei. In particolare, la crisi strutturale e di legittimazione del sistema di welfare, la diffusione dell’idea di attivazione come “nuovo” paradigma delle politiche, la crisi del modello gerarchico-redistributivo dello stato e la sperimentazione di nuove forme di governance orientate a modelli eterarchici di relazione tra gli attori, i numerosi fattori di frammentazione delle nostre strutture istituzionali, rendono necessario e allo stesso tempo difficile promuovere ed attualizzare azioni riformatrici concertate. Ciò perchè, se da un lato, gli attori dei sistemi locali si trovano ad operare in un contesto in cui le distinzioni sociali rilevanti (Goffman) che guidano e costituiscono il sistema, rappresentano sia l’oggetto di cambiamento che le premesse costitutive che lo ostacolano o lo favoriscono, dall’altro, i medesimi agiscono nell’apparente impossibilità di individuare un qualsiasi archimedico punto di appoggio per la risoluzione delle controversie: perché risulta poco probabile individuare un riferimento che non sia esso stesso prodotto e produttore di frammentazione; perché, il tentativo di promuovere modelli istituzionali eterarchici, non è attualizzabile gerarchicamente; perché risulta difficile crearlo attraverso l’implementazione di strutture ad hoc, che producono in genere molti elementi di incompatibilità con quelle ordinarie. Il superamento di queste difficoltà siede nella capacità dei sistemi locali di far ri-entrare le proprie stesse distinzioni costitutive nel proprio campo di osservazione (Luhmann), creando le necessarie condizioni di auto-riflessività. Ovvero, nel promuovere ciò che Jessop definisce metagovernance, un livello superiore di coordinamento, in cui vari aspetti e processi parziali di governance trovano un ambito di osservazione, integrazione e valutazione comune. In questa direzione è stato realizzato il progetto di cui sopra, che ha coinvolto attori diversi in un processo di emersione – confronto – socializzazione – negoziazione, mirato a: 1) rilevare e comprendere collettivamente le variabili (o fattori di invarianza) che riproducono indefinitamente i consueti modi e processi istituzionali (path dependence); 2) costruire ipotesi pragmatiche di trasformazione dei modi di implementazione delle politiche oggetto di indagine. Il metodo di ricerca-azione ha rappresentato un fattore decisivo rispetto all’efficacia del processo, favorendo la costruzione di un setting interazionale e sperimentale adeguato alle aspettative, alle risorse e agli obiettivi, la produzione di specifici beni relazionali, e l’integrazione fra sapere scientifico e sapere esperto degli attori locali. Inoltre ha permesso di valorizzarne le rispettive competenze, trasformare i problemi sentiti e le basi-dati variamente costruite in informazioni condivise, e attivare processi di apprendimento collettivo. Nel momento in cui il concetto di attivazione diventa centrale nell’orientare pratiche e forme di governo dei sistemi di welfare, le istituzioni possono trovare nell’approccio di ricerca-azione, tanto uno straordinario supporto metodologico quando un interessante riferimento epistemologico nello studio e nella comprensione dei presupposti della partecipazione sociale e del passaggio di paradigma in corso.
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