Dopo diverse e complesse vicissitudini, l’Archivio di Stato di Firenze è da poco entrato in possesso di un nucleo di documenti riguardante la famiglia fiorentina Vanni dal Sei all’Ottocento. Dalle carte questa appare divisa in due rami, uno di artigiani orefici con bottega sul Ponte Vecchio e uno di avvocati e procuratori: una famiglia “borghese”, dunque, che si è distinta nell’ambito del commercio e delle professioni. Esse hanno subito destato l’interesse degli storici dell’arte, in quanto i Vanni erano orafi affermati in città e vantavano una consolidata tradizione artigiana della quale si avvalsero i Medici (da Vittoria della Rovere a Cosimo III, al Gran Principe Ferdinando), i maggiorenti locali, i più alti esponenti del clero. Questo materiale - che si dimostra provenire da un archivio organizzato - si rivela però di eccezionale importanza per gli storici dell’economia e costituisce un tipo di documentazione privata, a differenza di quella delle grandi famiglie, pressoché unico. Esso consente infatti di analizzare l’attività e il funzionamento di una bottega artigiana per circa due secoli e può aiutare gli studiosi a ricostruire il lavoro, la modalità di trasmissione delle conoscenze, la formazione degli apprendisti, le specifiche professionalità (orologiai, argentieri, miniatori) di cui si avvaleva. C’era inoltre un universo composito di mediatori d’affari, collaboratori, mercanti (spesso ebrei o armeni di Livorno) e altri fornitori, clienti, i cui ordini andavano di pari passo con il grado di fortuna, che ruotava attorno al laboratorio. Per non parlare dei titolari che, grazie alla qualità dei manufatti (talvolta spediti a eminenti personalità europee) e al considerevole giro d’affari, acquisirono riconoscimenti sociali e prestigio economico, investendo i proventi sia nella bottega sia in oculati acquisti di beni fondiari.

Dalla storia dell’arte alla storia economica. Le carte della famiglia Vanni di Firenze (XVII–XIX sec.)

MANETTI, DANIELA
2016

Abstract

Dopo diverse e complesse vicissitudini, l’Archivio di Stato di Firenze è da poco entrato in possesso di un nucleo di documenti riguardante la famiglia fiorentina Vanni dal Sei all’Ottocento. Dalle carte questa appare divisa in due rami, uno di artigiani orefici con bottega sul Ponte Vecchio e uno di avvocati e procuratori: una famiglia “borghese”, dunque, che si è distinta nell’ambito del commercio e delle professioni. Esse hanno subito destato l’interesse degli storici dell’arte, in quanto i Vanni erano orafi affermati in città e vantavano una consolidata tradizione artigiana della quale si avvalsero i Medici (da Vittoria della Rovere a Cosimo III, al Gran Principe Ferdinando), i maggiorenti locali, i più alti esponenti del clero. Questo materiale - che si dimostra provenire da un archivio organizzato - si rivela però di eccezionale importanza per gli storici dell’economia e costituisce un tipo di documentazione privata, a differenza di quella delle grandi famiglie, pressoché unico. Esso consente infatti di analizzare l’attività e il funzionamento di una bottega artigiana per circa due secoli e può aiutare gli studiosi a ricostruire il lavoro, la modalità di trasmissione delle conoscenze, la formazione degli apprendisti, le specifiche professionalità (orologiai, argentieri, miniatori) di cui si avvaleva. C’era inoltre un universo composito di mediatori d’affari, collaboratori, mercanti (spesso ebrei o armeni di Livorno) e altri fornitori, clienti, i cui ordini andavano di pari passo con il grado di fortuna, che ruotava attorno al laboratorio. Per non parlare dei titolari che, grazie alla qualità dei manufatti (talvolta spediti a eminenti personalità europee) e al considerevole giro d’affari, acquisirono riconoscimenti sociali e prestigio economico, investendo i proventi sia nella bottega sia in oculati acquisti di beni fondiari.
Manetti, Daniela
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