Se l’estetica di per sé non può essere considerata una «filosofia speciale» 1, quella di Goethe è poi quanto di più lontano si possa immaginare da una simile concezione. E ciò per svariate ragioni: innanzitutto, già caratterizzare Goethe come “filosofo” sarebbe certamente errato e restrittivo, anche se è innegabile la presenza, nella sua opera e nella sua visione del mondo, di elementi profondamente filosofici 2. In secondo luogo, in Goethe riflessione e creazione sono mutualmente inscindibili. La sua concezione dell’arte (così come della bellezza, della sensibilità e di tutto ciò che solitamente si fa rientrare nel dominio dell’estetica) si fa nello stesso momento e per le stesse vie tramite le quali si crea l’opera d’arte, e viceversa. Ancora, visione e creazione artistica, indagine scientifica della natura e visione generale del mondo e dell’uomo sono, a loro volta, interconnesse o, per meglio dire, sfaccettature differenti di un tutto unitario 3. La comprensione di quest’ultimo punto è la precondizione necessaria a ogni confronto con Goethe: solo su questa base è possibile accedere al senso più profondo dell’opera e del pensiero goethiano e mettersi sulle tracce dei suoi elementi per noi più stimolanti. Ora, tra i luoghi nei quali in misura più evidente emerge quest’unitarietà di fondo con tutte le sue implicazioni vi è certamente la teoria dei colori. Qui creazione poetica, analisi scientifica e discorso filosofico convergono e concrescono come forse in nessun altro luogo. Affrontare il tema a partire dalle premesse enunciate può allora rivelarsi estremamente proficuo per entrare nel vivo del pensiero goethiano sull’arte, sulla natura e sull’uomo nella loro continuità ma anche nelle loro cesure. Accostando, poi, il discorso goethiano sui colori alla sua fonte di ispirazione platonica, si cercherà di mostrare come esso conduca nella direzione opposta a quella di un’estetica “filosofia speciale”, e cioè a un’estetica per così dire “integrale” e “integrata”: non solo un’estetica dell’immanenza, ma un’estetica immanente a ogni conoscenza e prassi umana.

Luce, tenebra e colore in Goethe. Per un’estetica (dell’) immanente

SIANI, ALBERTO LEOPOLDO
Primo
2011

Abstract

Se l’estetica di per sé non può essere considerata una «filosofia speciale» 1, quella di Goethe è poi quanto di più lontano si possa immaginare da una simile concezione. E ciò per svariate ragioni: innanzitutto, già caratterizzare Goethe come “filosofo” sarebbe certamente errato e restrittivo, anche se è innegabile la presenza, nella sua opera e nella sua visione del mondo, di elementi profondamente filosofici 2. In secondo luogo, in Goethe riflessione e creazione sono mutualmente inscindibili. La sua concezione dell’arte (così come della bellezza, della sensibilità e di tutto ciò che solitamente si fa rientrare nel dominio dell’estetica) si fa nello stesso momento e per le stesse vie tramite le quali si crea l’opera d’arte, e viceversa. Ancora, visione e creazione artistica, indagine scientifica della natura e visione generale del mondo e dell’uomo sono, a loro volta, interconnesse o, per meglio dire, sfaccettature differenti di un tutto unitario 3. La comprensione di quest’ultimo punto è la precondizione necessaria a ogni confronto con Goethe: solo su questa base è possibile accedere al senso più profondo dell’opera e del pensiero goethiano e mettersi sulle tracce dei suoi elementi per noi più stimolanti. Ora, tra i luoghi nei quali in misura più evidente emerge quest’unitarietà di fondo con tutte le sue implicazioni vi è certamente la teoria dei colori. Qui creazione poetica, analisi scientifica e discorso filosofico convergono e concrescono come forse in nessun altro luogo. Affrontare il tema a partire dalle premesse enunciate può allora rivelarsi estremamente proficuo per entrare nel vivo del pensiero goethiano sull’arte, sulla natura e sull’uomo nella loro continuità ma anche nelle loro cesure. Accostando, poi, il discorso goethiano sui colori alla sua fonte di ispirazione platonica, si cercherà di mostrare come esso conduca nella direzione opposta a quella di un’estetica “filosofia speciale”, e cioè a un’estetica per così dire “integrale” e “integrata”: non solo un’estetica dell’immanenza, ma un’estetica immanente a ogni conoscenza e prassi umana.
Siani, ALBERTO LEOPOLDO
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