L’articolo prende in esame l’influenza delle Avventure di Telemaco, scritte da Fénelon nel 1699 per l’educazione del Duca di Borgogna, sul dibattito economico italiano nei secoli XVIII e XIX. Il romanzo, infatti, è anche un trattato di politica e di economia politica, da cui emergono modelli sul buon governo del principe, sulla libertà commerciale e sulla riforma dell’agricoltura. In Italia, fra il 1702 e il 1861, l’opera di Fénelon ha avuto una notevole diffusione (oltre cento edizioni). Nel XVIII secolo i paradigmi economici elaborati dall’arcivescovo di Cambrai sono stati utilizzati da economisti (da Gian Rinaldo Carli a Giovanbattista Gherardo D’Arco, da Paolo Mattia Doria, a Lodovico Antonio Muratori) impegnati a sostenere progetti di riforma dello Stato e a ricercare le cause che ne ritardavano lo sviluppo economico. Nel secolo XIX, invece, il consenso riscosso dall’opera di Fénelon si ridimensiona, e le Avventure di Telemaco sono presentate da economisti come Gerolamo Boccardo o Francesco Ferrara come un ricettacolo di errori. Le cause sono ascrivibili all’ormai avanzato processo di istituzionalizzazione dell’economia politica classica e all’emergere della ‘questione sociale’ in Europa: entrambi i fattori citati non potevano che gettare discredito sull’opera di Fénelon, di cui si percepiva ora la pericolosità per i modelli di egualitarismo economico-sociale di cui era portatrice.

Le Avventure di Telemaco di Fénelon e la cultura economica italiana (secoli XVIII-XIX)

CINI, MARCO
2017

Abstract

L’articolo prende in esame l’influenza delle Avventure di Telemaco, scritte da Fénelon nel 1699 per l’educazione del Duca di Borgogna, sul dibattito economico italiano nei secoli XVIII e XIX. Il romanzo, infatti, è anche un trattato di politica e di economia politica, da cui emergono modelli sul buon governo del principe, sulla libertà commerciale e sulla riforma dell’agricoltura. In Italia, fra il 1702 e il 1861, l’opera di Fénelon ha avuto una notevole diffusione (oltre cento edizioni). Nel XVIII secolo i paradigmi economici elaborati dall’arcivescovo di Cambrai sono stati utilizzati da economisti (da Gian Rinaldo Carli a Giovanbattista Gherardo D’Arco, da Paolo Mattia Doria, a Lodovico Antonio Muratori) impegnati a sostenere progetti di riforma dello Stato e a ricercare le cause che ne ritardavano lo sviluppo economico. Nel secolo XIX, invece, il consenso riscosso dall’opera di Fénelon si ridimensiona, e le Avventure di Telemaco sono presentate da economisti come Gerolamo Boccardo o Francesco Ferrara come un ricettacolo di errori. Le cause sono ascrivibili all’ormai avanzato processo di istituzionalizzazione dell’economia politica classica e all’emergere della ‘questione sociale’ in Europa: entrambi i fattori citati non potevano che gettare discredito sull’opera di Fénelon, di cui si percepiva ora la pericolosità per i modelli di egualitarismo economico-sociale di cui era portatrice.
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