Nel 2011 fu tenuta presso la Pinacoteca provinciale di Salerno una mostra di manoscritti e libri rari provenienti dall’antica Scuola Medica dal titolo “Il corpo e il cosmo, consigli e rimedi naturali della Scuola Medica Salernitana, nelle opere a stampa e nei manoscritti dei secoli XIII-XIX”, compreso un prezioso codice inedito della Practica brevis di Giovanni Plateario, illustre magister della Scuola, assegnato al XIII secolo, ma la cui originale stesura risaliva al secolo precedente. Arriva ora l’accurata trascrizione, corredata dalla relativa traduzione, della Practica brevis a cura di Giuseppe Lauriello, che utilizza il testo dell’edizione veneta del 1497 presente nella raccolta del De Renzi, affiancata da un commento storico e scientifico. Nell’introduzione il Lauriello traccia un ampio panorama della Medicina altomedievale, iniziando dai secoli immediatamente successivi alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, quando la trasmissione del sapere si ridusse a pochi centri religiosi. Egli ricorda che la prima scuola monastica fu quella di Montecassino, fondata da San Benedetto da Norcia (480-547) nel 529. Come è noto, dal monastero di Montecassino Benedetto dettò la regola di un nuovo ordine monastico, quello benedettino, che ebbe larga diffusione nel Medioevo e svolse un importante ruolo in ambito non solo religioso e culturale ma anche medico. In particolare, si deve all’Ordine benedettino la rinascita dell’interesse per la letteratura medica antica e la coltivazione di piante medicinali a scopo terapeutico. L’A., inquadrando la Practica brevis di Giovanni Plateario in questo contesto culturale e medico, rileva la persistenza di luci ed ombre, sia nella trattazione delle singole malattie che nel complesso di questo vero e proprio manuale di clinica medica. Però spesso il linguaggio oscuro dell’antico magister, conforme al lessico tecnico dottrinario di ascendenza galenica in uso ai suoi tempi, rende ostica l’interpretazione, esponendola a una immeritata sottovalutazione. Ma la paziente e faticosa ricostruzione del frasario botanico medievale, accuratamente interpretata dal Lauriello nelle numerose note al testo, unita a un approfondimento delle dottrine biologiche dell’epoca alla luce della clinica medica moderna, giunge a darci delle vere e proprie sorprese. Nonostante che venga attribuito un valore eccessivo alle diete esclusive di latte e all’esteso uso del salasso, coesiste però una intensa attività professionale e pratica, con idee precorritrici di impostazioni mediche moderne. L’A. ad esempio rileva, soffermandosi sulla trattazione delle malattie dell’apparato respiratorio, come Plateario, sia pure in ossequio all’antica concezione umoralistica, utilizza una terapia favorita dall’uso di farmaci fluidificanti, rivolta principalmente a liberare le vie aeree dagli ingorghi mucopurulenti. È un indirizzo che si avvicina molto alle moderne terapie, miranti al mantenimento della canalizzazione bronchiale attraverso la rimozione delle secrezioni eccessive. Il magister salernitano non consiglia mai la semplice sedazione di una tosse secca e stizzosa, ma ne favorisce l’effetto produttivo con farmaci stimolanti e acceleranti il processo denominato “di cozione” dalla Scuola ippocratica, rimanendo anche in questo caso in linea con gli orientamenti moderni, che ritengono il meccanismo tussigeno finalizzato alla detersione bronchiale. Anche il vomito, indotto da farmaci emetici di buon mattino a scopo purificativo, non è altro che una pratica di drenaggio bronchiale, atta a favorire l’espettorazione e ad allontanare le secrezioni raccoltesi nelle vie aeree nelle ore notturne. Molto razionali e moderne risultano anche le prescrizioni per la cura dell’emottisi: cercare di bloccare lo stillicidio ematico, ridurre la pressione del sangue, favorire la chiusura del vaso leso. Il libro che ora vede la luce, pur affiancando il testo latino ad una precisa traduzione, non ha pretese filologiche, letterarie o critiche e non costituisce un testo per soli specialisti. È un lavoro rivolto ai medici, in particolare ai medici che amano la cultura classica e la storia della medicina e a tutti coloro che sono interessati a conoscere le nozioni e le teorie degli antichi magistri in tema di diagnosi e cura delle malattie e i presupposti in base ai quali regolavano i loro comportamenti professionali e le loro diagnosi.

Giovanni Plateario, Practica Brevis. Un manuale di medicina pratica del XII secolo, a cura di Giuseppe Lauriello

Fornaciari G
2018-01-01

Abstract

Nel 2011 fu tenuta presso la Pinacoteca provinciale di Salerno una mostra di manoscritti e libri rari provenienti dall’antica Scuola Medica dal titolo “Il corpo e il cosmo, consigli e rimedi naturali della Scuola Medica Salernitana, nelle opere a stampa e nei manoscritti dei secoli XIII-XIX”, compreso un prezioso codice inedito della Practica brevis di Giovanni Plateario, illustre magister della Scuola, assegnato al XIII secolo, ma la cui originale stesura risaliva al secolo precedente. Arriva ora l’accurata trascrizione, corredata dalla relativa traduzione, della Practica brevis a cura di Giuseppe Lauriello, che utilizza il testo dell’edizione veneta del 1497 presente nella raccolta del De Renzi, affiancata da un commento storico e scientifico. Nell’introduzione il Lauriello traccia un ampio panorama della Medicina altomedievale, iniziando dai secoli immediatamente successivi alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, quando la trasmissione del sapere si ridusse a pochi centri religiosi. Egli ricorda che la prima scuola monastica fu quella di Montecassino, fondata da San Benedetto da Norcia (480-547) nel 529. Come è noto, dal monastero di Montecassino Benedetto dettò la regola di un nuovo ordine monastico, quello benedettino, che ebbe larga diffusione nel Medioevo e svolse un importante ruolo in ambito non solo religioso e culturale ma anche medico. In particolare, si deve all’Ordine benedettino la rinascita dell’interesse per la letteratura medica antica e la coltivazione di piante medicinali a scopo terapeutico. L’A., inquadrando la Practica brevis di Giovanni Plateario in questo contesto culturale e medico, rileva la persistenza di luci ed ombre, sia nella trattazione delle singole malattie che nel complesso di questo vero e proprio manuale di clinica medica. Però spesso il linguaggio oscuro dell’antico magister, conforme al lessico tecnico dottrinario di ascendenza galenica in uso ai suoi tempi, rende ostica l’interpretazione, esponendola a una immeritata sottovalutazione. Ma la paziente e faticosa ricostruzione del frasario botanico medievale, accuratamente interpretata dal Lauriello nelle numerose note al testo, unita a un approfondimento delle dottrine biologiche dell’epoca alla luce della clinica medica moderna, giunge a darci delle vere e proprie sorprese. Nonostante che venga attribuito un valore eccessivo alle diete esclusive di latte e all’esteso uso del salasso, coesiste però una intensa attività professionale e pratica, con idee precorritrici di impostazioni mediche moderne. L’A. ad esempio rileva, soffermandosi sulla trattazione delle malattie dell’apparato respiratorio, come Plateario, sia pure in ossequio all’antica concezione umoralistica, utilizza una terapia favorita dall’uso di farmaci fluidificanti, rivolta principalmente a liberare le vie aeree dagli ingorghi mucopurulenti. È un indirizzo che si avvicina molto alle moderne terapie, miranti al mantenimento della canalizzazione bronchiale attraverso la rimozione delle secrezioni eccessive. Il magister salernitano non consiglia mai la semplice sedazione di una tosse secca e stizzosa, ma ne favorisce l’effetto produttivo con farmaci stimolanti e acceleranti il processo denominato “di cozione” dalla Scuola ippocratica, rimanendo anche in questo caso in linea con gli orientamenti moderni, che ritengono il meccanismo tussigeno finalizzato alla detersione bronchiale. Anche il vomito, indotto da farmaci emetici di buon mattino a scopo purificativo, non è altro che una pratica di drenaggio bronchiale, atta a favorire l’espettorazione e ad allontanare le secrezioni raccoltesi nelle vie aeree nelle ore notturne. Molto razionali e moderne risultano anche le prescrizioni per la cura dell’emottisi: cercare di bloccare lo stillicidio ematico, ridurre la pressione del sangue, favorire la chiusura del vaso leso. Il libro che ora vede la luce, pur affiancando il testo latino ad una precisa traduzione, non ha pretese filologiche, letterarie o critiche e non costituisce un testo per soli specialisti. È un lavoro rivolto ai medici, in particolare ai medici che amano la cultura classica e la storia della medicina e a tutti coloro che sono interessati a conoscere le nozioni e le teorie degli antichi magistri in tema di diagnosi e cura delle malattie e i presupposti in base ai quali regolavano i loro comportamenti professionali e le loro diagnosi.
2018
Fornaciari, G
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