Il saggio è incentrato sulla figura di Sarah Moore Grimké (1792-1873), considerata, assieme alla sorella Angelina Emily, tra le prime suffragiste e abolizioniste americane. Cresciuta nella piantagione del padre, un noto giudice, Grimké combatté sin dalla prima infanzia contro il sistema educativo “differenzista”, in base al quale solo ai figli maschi veniva impartita un’istruzione approfondita. Coltivando di nascosto la propria passione per gli studi umanistici e giuridici, ella si improvvisò pure, clandestinamente e appena adolescente, educatrice della “sua” schiava “domestica”. Senza mai rinnegare la fede cristiana, che fu anzi alimentata dalla conversione, in età matura, alla comunità quacchera, Grimké espose, nel lucido epistolario rivolto a Mary S. Parker (la presidente della Boston Female Anti-Slavery Society), le ragioni della sua causa per l’emancipazionismo femminile. Le quindici Letters on the Equality of the Sexes and the Condition of Woman furono dapprima pubblicate sul «New England Spectator» (1837), e poi apparvero sul periodico abolizionista «Liberator» nel 1838. Grimké utilizzò l'analogia tra donne e schiavi (un’analogia cui fecero ricorso anche Olympe de Gouges e Mary Wollstonecraft) e sottolineò l'importanza della riforma educativa e del diritto di voto, quali precondizioni per una cittadinanza autentica e inclusiva. I discorsi di Grimké, i suoi scritti e dibattiti contribuirono a fare di lei una figura nota, sebbene assai spesso duramente criticata, anche nel panorama politico del tempo.

I «segreti di Blackstone» rivelati. Abolizionismo, riforma dell’educazione e suffragio femminile in Sarah Moore Grimké (1792-1873)

Serena Vantin
2016

Abstract

Il saggio è incentrato sulla figura di Sarah Moore Grimké (1792-1873), considerata, assieme alla sorella Angelina Emily, tra le prime suffragiste e abolizioniste americane. Cresciuta nella piantagione del padre, un noto giudice, Grimké combatté sin dalla prima infanzia contro il sistema educativo “differenzista”, in base al quale solo ai figli maschi veniva impartita un’istruzione approfondita. Coltivando di nascosto la propria passione per gli studi umanistici e giuridici, ella si improvvisò pure, clandestinamente e appena adolescente, educatrice della “sua” schiava “domestica”. Senza mai rinnegare la fede cristiana, che fu anzi alimentata dalla conversione, in età matura, alla comunità quacchera, Grimké espose, nel lucido epistolario rivolto a Mary S. Parker (la presidente della Boston Female Anti-Slavery Society), le ragioni della sua causa per l’emancipazionismo femminile. Le quindici Letters on the Equality of the Sexes and the Condition of Woman furono dapprima pubblicate sul «New England Spectator» (1837), e poi apparvero sul periodico abolizionista «Liberator» nel 1838. Grimké utilizzò l'analogia tra donne e schiavi (un’analogia cui fecero ricorso anche Olympe de Gouges e Mary Wollstonecraft) e sottolineò l'importanza della riforma educativa e del diritto di voto, quali precondizioni per una cittadinanza autentica e inclusiva. I discorsi di Grimké, i suoi scritti e dibattiti contribuirono a fare di lei una figura nota, sebbene assai spesso duramente criticata, anche nel panorama politico del tempo.
Vantin, Serena
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