According to Catharine MacKinnon, social reality is characterised by violent and discriminatory practices (as domestic violence) that express the factual hierarchical imbalance between genders. Based on the practical meaning of the legal concept of “discrimination”, this essay aims to argue a possible application of MacKinnon’s considerations in the European context which, after having recognised the “violent” disvalue of those practices, seems now open to welcome (both on a legislative and on a case law level) the argument of the “discrimination” with reference to those violence, as relevant legal documents (e.g. the Istanbul Convention) and sentences (e.g. Opuz v. Turkey) show.

Secondo Catharine MacKinnon la realtà sociale è pervasa di prassi violente e discriminatorie che, alla stregua delle violenze domestiche, esprimono un fattuale sbilanciamento gerarchico tra i generi. Facendo perno sulla pregnanza pratica del concetto giuridico di “discriminazione”, il presente saggio intende dimostrare una possibile applicabilità di alcune riflessioni di MacKinnon nel contesto europeo. Qui, dopo la presa di consapevolezza del disvalore insito nella natura “violenta” di tali prassi, pare affermarsi (sia sul piano normativo sia sul piano giurisprudenziale) il riconoscimento dell’argomento della “discriminazione” rispetto a tali violenze, come mostrano fonti rilevanti quali la Convenzione di Istanbul, nonché alcune sentenze come Opuz v. Turkey.

Le violenze domestiche nelle riflessioni di Catharine MacKinnon. Un tentativo di applicazione entro il contesto legislativo e giurisprudenziale europeo

Serena Vantin
2015

Abstract

Secondo Catharine MacKinnon la realtà sociale è pervasa di prassi violente e discriminatorie che, alla stregua delle violenze domestiche, esprimono un fattuale sbilanciamento gerarchico tra i generi. Facendo perno sulla pregnanza pratica del concetto giuridico di “discriminazione”, il presente saggio intende dimostrare una possibile applicabilità di alcune riflessioni di MacKinnon nel contesto europeo. Qui, dopo la presa di consapevolezza del disvalore insito nella natura “violenta” di tali prassi, pare affermarsi (sia sul piano normativo sia sul piano giurisprudenziale) il riconoscimento dell’argomento della “discriminazione” rispetto a tali violenze, come mostrano fonti rilevanti quali la Convenzione di Istanbul, nonché alcune sentenze come Opuz v. Turkey.
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