The article analyses the constitutional legitimacy of the “word ban” suggested by officials of the Centers for Dis- ease Control and Prevention (CDC) that aims at stopping the use of seven words, including fetus, trangender and diversity. The author reads this policy in the light of the “politics of silence” of Trump administration on LGBT issues; she focuses on its legitimacy under the principles and purposes that - according to the Supreme Court and American scholarship – the protection of freedom of expression pursues. The author concludes that CDC policy could not be considered legitimate neither under the purposes of the I Amendment nor if it was con- sidered as a kind of “government speech”. Its real purpose is to make a part of the American people invisible and to deny their dignity of human beings.Il contributo esamina la legittimità costituzionale della scelta – che larga eco ha suscitato nei mezzi di in- formazione di tutto il mondo – dei vertici di un’agenzia federale americana di rimuovere dai documenti relativi al bilancio l’uso di alcune parole, fra cui feto, transgender e diversity. Dopo aver inquadrato questa decisione nel contesto della “politica del silenzio” avviata dalla presidenza Trump, l’Autrice la rilegge alla luce del dibattito sulle finalità della libertà di manifestazione del pensiero formulate dalla dottrina americana e condivisi anche dalla nostra dottrina. Si conclude che sia che si legga la policy alla luce della teoria del discorso pubblico, sia che la legga – in termini più riduttivi – quale forma di messaggio istituzionale esso presenta evidenti vizi di legittimità costituzionale, in quanto volta a rendere invisibile una parte dei cittadini, ledendone la dignità personale.

Le parole contano. Alcune riflessioni sul “word ban” dell’amministrazione Trump

Angioletta Sperti
2018

Abstract

The article analyses the constitutional legitimacy of the “word ban” suggested by officials of the Centers for Dis- ease Control and Prevention (CDC) that aims at stopping the use of seven words, including fetus, trangender and diversity. The author reads this policy in the light of the “politics of silence” of Trump administration on LGBT issues; she focuses on its legitimacy under the principles and purposes that - according to the Supreme Court and American scholarship – the protection of freedom of expression pursues. The author concludes that CDC policy could not be considered legitimate neither under the purposes of the I Amendment nor if it was con- sidered as a kind of “government speech”. Its real purpose is to make a part of the American people invisible and to deny their dignity of human beings.Il contributo esamina la legittimità costituzionale della scelta – che larga eco ha suscitato nei mezzi di in- formazione di tutto il mondo – dei vertici di un’agenzia federale americana di rimuovere dai documenti relativi al bilancio l’uso di alcune parole, fra cui feto, transgender e diversity. Dopo aver inquadrato questa decisione nel contesto della “politica del silenzio” avviata dalla presidenza Trump, l’Autrice la rilegge alla luce del dibattito sulle finalità della libertà di manifestazione del pensiero formulate dalla dottrina americana e condivisi anche dalla nostra dottrina. Si conclude che sia che si legga la policy alla luce della teoria del discorso pubblico, sia che la legga – in termini più riduttivi – quale forma di messaggio istituzionale esso presenta evidenti vizi di legittimità costituzionale, in quanto volta a rendere invisibile una parte dei cittadini, ledendone la dignità personale.
Sperti, Angioletta
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