Anna Barsotti L’arte del teatro politico riconosciuta dall’Europa: “Mistero buffo” di Dario Fo Abbiamo coltivato a lungo l’idea di pubblicare, nella collana “Canone teatrale europeo” (Pisa, ETS), Mistero buffo di Dario Fo, a mia cura e con la collaborazione di Eva Marinai per la sezione “In scena”. Indubbiamente, infatti, Mistero buffo, pur nella sua specificità di “testo mobile”, è diventato uno di quei testi “canonici” capaci di rappresentare un tessuto connettivo fra i paesi europei; anzi, il capolavoro di Fo ha svolto una funzione di snodo sotto l’aspetto ideologico e formale, è diventato uno strumento per integrare le diverse culture europee salvandone l’identità. Il progetto non si è potuto ancora realizzare per difficoltà legate ai diritti, tuttavia questa relazione intende, sinteticamente, simularne il percorso. Si parte dall’esame del rapporto fra la motivazione del Premio Nobel “per la letteratura” (1997) e il discorso Contra jogulatores obloquentes pronunciato per l’occasione da Fo di fronte al re Gustavo di Svezia; rapporto dialogico, dal momento che la motivazione punta sul riconoscimento dell’arte del teatro politico e sull’incarnazione di una delle tante forme assunte dal “folle” nella cultura europea, e il nostro risponde accogliendo la responsabilità di giullare moderno, di teatrante proiettato, gramscianamente, verso il «popolo», oltre a denunciare l’ignoranza storica e l’analfabetismo politico come prime cause di sottomissione dei popoli in «tutta Europa». Il saggio si sofferma, poi, sulla capacità di Fo di ricostruirsi una tradizione sulla base delle sue qualità personali di attore-creatore, ricercandone le tracce nel passato del nostro teatro (dalle giullarate alla Commedia dell’arte) anche attraverso un’autobiografia dell’infanzia che riconnette fabulatori del lago e nomadismo giullaresco, secondo una prospettiva linguistica parzialmente reinventata (uso dei dialetti e grammelot). D’altra parte in questa rievocazione d’una memoria comico-poetica comune ai popoli, soprattutto europei, alla fantasia si intreccia inestricabilmente lo studio documentario: tanto che, a differenza che in Italia, in Francia e in Germania il ruolo di studioso e di intellettuale di Fo è stato preso seriamente fin da subito. Non manca, nella parte relativa al testo, la ricognizione del suo percorso editoriale, dalla prima versione di Nuova Scena, Mistero buffo. Giullarata popolare in lingua padana del 400 (1969) fino all’ultima (Einaudi, 2003).

Anna Barsotti Eva Marinai "The art of political theater recognized by Europe: Mistero buffo by Dario Fo"

Anna Barsotti
2018

Abstract

Anna Barsotti L’arte del teatro politico riconosciuta dall’Europa: “Mistero buffo” di Dario Fo Abbiamo coltivato a lungo l’idea di pubblicare, nella collana “Canone teatrale europeo” (Pisa, ETS), Mistero buffo di Dario Fo, a mia cura e con la collaborazione di Eva Marinai per la sezione “In scena”. Indubbiamente, infatti, Mistero buffo, pur nella sua specificità di “testo mobile”, è diventato uno di quei testi “canonici” capaci di rappresentare un tessuto connettivo fra i paesi europei; anzi, il capolavoro di Fo ha svolto una funzione di snodo sotto l’aspetto ideologico e formale, è diventato uno strumento per integrare le diverse culture europee salvandone l’identità. Il progetto non si è potuto ancora realizzare per difficoltà legate ai diritti, tuttavia questa relazione intende, sinteticamente, simularne il percorso. Si parte dall’esame del rapporto fra la motivazione del Premio Nobel “per la letteratura” (1997) e il discorso Contra jogulatores obloquentes pronunciato per l’occasione da Fo di fronte al re Gustavo di Svezia; rapporto dialogico, dal momento che la motivazione punta sul riconoscimento dell’arte del teatro politico e sull’incarnazione di una delle tante forme assunte dal “folle” nella cultura europea, e il nostro risponde accogliendo la responsabilità di giullare moderno, di teatrante proiettato, gramscianamente, verso il «popolo», oltre a denunciare l’ignoranza storica e l’analfabetismo politico come prime cause di sottomissione dei popoli in «tutta Europa». Il saggio si sofferma, poi, sulla capacità di Fo di ricostruirsi una tradizione sulla base delle sue qualità personali di attore-creatore, ricercandone le tracce nel passato del nostro teatro (dalle giullarate alla Commedia dell’arte) anche attraverso un’autobiografia dell’infanzia che riconnette fabulatori del lago e nomadismo giullaresco, secondo una prospettiva linguistica parzialmente reinventata (uso dei dialetti e grammelot). D’altra parte in questa rievocazione d’una memoria comico-poetica comune ai popoli, soprattutto europei, alla fantasia si intreccia inestricabilmente lo studio documentario: tanto che, a differenza che in Italia, in Francia e in Germania il ruolo di studioso e di intellettuale di Fo è stato preso seriamente fin da subito. Non manca, nella parte relativa al testo, la ricognizione del suo percorso editoriale, dalla prima versione di Nuova Scena, Mistero buffo. Giullarata popolare in lingua padana del 400 (1969) fino all’ultima (Einaudi, 2003).
Barsotti, Anna
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