Il saggio cerca di studiare alcuni aspetti della libertà di manifestazione del pensiero nelle sue dimensioni più attuali, legate allo sviluppo delle piattaforme informatiche e dei social media. L’evoluzione tecnologica, infatti, ha portato alla creazione di un paradigma della libertà di manifestazione del pensiero nuovo rispetto ai suoi tratti tradizionali, codificati anche dalle costituzioni e dalla giurisprudenza costituzionale di tutti i paesi dell’occidente. La presenza di grandi imprese private, che non hanno giornalisti alle loro dipendenze, ma che consentono a chiunque di pubblicare le proprie opinioni disintermediate dai mass media, trasforma profondamente la stessa nozione di libertà di manifestazione e il suo ruolo nel discorso democratico, anche in ragione del carattere di sostanziale extraterritorialità. Il saggio ricostruisce lo stato del dibattito – soprattutto anglosassone – ed affronta il tema in particolare sotto il profilo della responsabilità dei social media per i contenuti veicolati, della “censura collaterale” privata degli operatori (spesso avallata dalla legislazione) e della tendenza degli stessi ad elaborare regole di condotta che implicano un delicato intervento selettivo delle informazioni e delle opinioni ammissibili, e della possibile convivenza fra mass media tradizionali e informazioni veicolate dai social media. Infine, si occupa della prospettiva del cd. Web semantico, cioè della tendenza ad elaborare grandi quantità di informazioni in schemi comprensibili alle macchine e ridotte in “ontologie” capaci di interpretare la realtà, ricostruendola come una sorta di nuovo confine della concezione tradizionale della libertà di manifestazione del pensiero.

Manifestazione del pensiero attraverso la rete e trasformazione della libertà di espressione: c'è ancora da ballare per strada?

Gian Luca Conti
Primo
Writing – Original Draft Preparation
2018

Abstract

Il saggio cerca di studiare alcuni aspetti della libertà di manifestazione del pensiero nelle sue dimensioni più attuali, legate allo sviluppo delle piattaforme informatiche e dei social media. L’evoluzione tecnologica, infatti, ha portato alla creazione di un paradigma della libertà di manifestazione del pensiero nuovo rispetto ai suoi tratti tradizionali, codificati anche dalle costituzioni e dalla giurisprudenza costituzionale di tutti i paesi dell’occidente. La presenza di grandi imprese private, che non hanno giornalisti alle loro dipendenze, ma che consentono a chiunque di pubblicare le proprie opinioni disintermediate dai mass media, trasforma profondamente la stessa nozione di libertà di manifestazione e il suo ruolo nel discorso democratico, anche in ragione del carattere di sostanziale extraterritorialità. Il saggio ricostruisce lo stato del dibattito – soprattutto anglosassone – ed affronta il tema in particolare sotto il profilo della responsabilità dei social media per i contenuti veicolati, della “censura collaterale” privata degli operatori (spesso avallata dalla legislazione) e della tendenza degli stessi ad elaborare regole di condotta che implicano un delicato intervento selettivo delle informazioni e delle opinioni ammissibili, e della possibile convivenza fra mass media tradizionali e informazioni veicolate dai social media. Infine, si occupa della prospettiva del cd. Web semantico, cioè della tendenza ad elaborare grandi quantità di informazioni in schemi comprensibili alle macchine e ridotte in “ontologie” capaci di interpretare la realtà, ricostruendola come una sorta di nuovo confine della concezione tradizionale della libertà di manifestazione del pensiero.
Conti, GIAN LUCA
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