MORFOLOGIA ED EVOLUZIONE DELLE COSTE E DEI FONDALI La sessione Morfologia ed evoluzione delle coste e dei fondali ha visto la partecipazione di studiosi nazionali e internazionali che hanno presentato le loro ricerche sia attraverso comunicazioni orali sia sotto forma di poster. La selezione dei lavori concernenti la sessione orale, essendo tutti i lavori presentati meritevoli per la buona qualità, è stata condizionata dal tempo reso disponibile dalle necessità organizzative. Proprio per questo, la breve introduzione alla sessione non distingue tra presentazioni orali e poster. L‘evidenza a scala globale di un trend di costante aumento della pressione antropica sulle aree costiere, con conseguente incremento della concentrazione d’interessi socio-economici a esse sottesi e la difficoltà di conciliare questo con la preservazione degli aspetti naturalistici, costituisce il contenitore più ampio nel quale la sessione trova la sua più corretta collocazione. Il titolo della sessione collega volutamente aree emerse (coste) e sommerse (fondali prospicienti) a significare l’importanza di considerare il sistema costa nel suo insieme. Questo implica l’interazione di una complessità di tematiche la cui composizione in un quadro organico conoscitivo di sintesi, può avvenire solo attraverso un approccio di tipo multidisciplinare. Quest’aspetto è stato fortemente sottolineato (Sarti et al.) con la presentazione del Team Coste, un accordo quadro tra le tre università Toscane, coordinate dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, che vuole caratterizzarsi per un approccio olistico allo studio del sistema coste. Nello specifico i temi affrontati hanno riguardato, per la porzione emersa, sia le coste rocciose sia quelle in sabbia. Per le coste rocciose è stata posta attenzione prevalentemente alla prevenzione da processi di arretramento e di frana, spesso accelerati dall’impatto antropico, com’è stato evidenziato nel geosito di Ripe Rosse in Cilento (Aloia et al.) che fa parte del patrimonio Unesco. Qui la concomitanza di tagli artificiali della falesia e sviluppo ripetuto d’incendi ha accelerato notevolmente i processi di frana e arretramento della falesia stessa. L’elaborazione di un modello numerico sulle modalità di sviluppo dei processi nei prossimi 500 anni potrà fornire strumenti di mitigazione e preservazione. Tematica simile è stata affrontata su falesie della città di Split in Croazia (Pikelj et al.) costitute da depositi torbiditici che per loro natura sono facilmente erodibili. Lo studio, che ha preso in considerazione i dati riguardanti gli ultimi 5 anni, ha evidenziato che le aree più critiche sono quelle corrispondenti a zone dovenon è presente vegetazione. Per le coste sabbiose in cui è comune il problema dell’erosione, sono stati presentati casi studio in Algeria (spiaggia di Falcon Cape, Bougherira e Ghodbani) dove sono stati quantificati in valori compresi tra circa 6 e 12 metri tassi erosivi a partire dal 1959, nella costa ragusana in Sicilia Meridionale e nella rada di Bosa Marina in Sardegna occidentale. In quest’ultimo sito (Costa et al.), lo studio si è focalizzato su attività di monitoraggio morfodinamico della parte emersa e sommersa prima durante e dopo un intervento di ripascimento effettuato nel 2016. A Ragusa, invece, all’interno della medesima unità fisiografica tra Pozzallo e Santa Maria di Focallo (Di Stefano et al.), è stato evidenziato come negli ultimi 30 anni fattori antropici (costruzione di un porto turistico, distruzione sistema dunale per urbanizzazione e diminuzione generale dell’apporto solido sedimentario) abbiano generato significativi effetti di accrescimento in alcune zone ed erosione in altre, con valori di variazione superiori ai 100 m. Altro esempio documentato di impatto antropico sulle dinamiche costiere proviene dalle spiagge della baia di Haifa in Israele (Sarid et al.) dove sono stati anche valutati gli effetti di operazioni di ripascimento. Studi sugli effetti di ripascimenti effettuati con ghiaie presso Marina di Pisa (Bertoni et al.), attraverso l’utilizzo di tracciamento di ciottoli con la tecnologia RFDI, hanno invece evidenziato sia la grande mobilità dei ciottoli, sia l’elevato tasso di abrasione subito dai ciottoli stessi in tempi molto brevi. In Sicilia è stata testata l’efficacia di processi di rinaturalizzazione di cordoni dunari per contrastare i processi erosivi (Borzì et al.) nel tratto di costa di Punta Braccetto (Ragusa). In Sardegna e in Turchia la trasformazione del sistema costiero è anche stata analizzata dal punto di vista dell’evoluzione geo-archeologica, rispettivamente attraverso lo studio di insediamenti Fenici-punici (De Falco et al.) ubicati nella zona del Golfo di Oristano e con l’esempio dell’isola di Vordinisi (Erylmaz et al.). Il ruolo di fattori biologici (in primis le Poseidoniae) e geologici (quantità di sedimento disponibile) nel controllo dell’evoluzione morfologica di spiagge dell’area mediterranea (Simeone et al.) è stato approfondito in relazione ai futuri scenari di variazione del livello del mare. Un caso particolare di studio su coste sabbiose (Cohen) riguarda l’impatto subito dal tratto costiero davanti alla città di Frejus nella costa meridionale francese a causa del cedimento della diga di Malpasset nel 1959 con la possibile generazione diun“onshore tsunami”. Per quanto riguarda la spiaggia sommersa sono stati presentati nuovi dati, acquisiti attraverso video-analisi (Perugini et al.), sull’evoluzione spazio-temporale di una barra sommersa situata lungo la costa Adriatica nella zona di Senigallia. Il contributo di Caiti e Costanzi ha invece esaminato lo stato dell’evoluzione tecnologica di utilizzo di robot sottomarini per acquisizione multitasking di dati. Sono stati presentati anche i risultati della caratterizzazione sedimentologica e geochimica dei sedimenti dello stretto dei Dardanelli e delle aree limitrofe (Erylmaz e Erylmaz) e sempre in Turchia del golfo di Golden Horn (Erlimaz et al.). Infine, a completare il quadro, ancora a cura di Erylmaz e Erylmaz, è stato illustrato il tipo di distribuzione dei sedimenti in relazioni alle correnti nel golfo di Mersiz in Turchia. Giovanni Sarti Dipartimento di Scienze della Terra Università di Pisa
Morfologia ed evoluzione delle coste e dei fondali
Giovanni Sarti
2018-01-01
Abstract
MORFOLOGIA ED EVOLUZIONE DELLE COSTE E DEI FONDALI La sessione Morfologia ed evoluzione delle coste e dei fondali ha visto la partecipazione di studiosi nazionali e internazionali che hanno presentato le loro ricerche sia attraverso comunicazioni orali sia sotto forma di poster. La selezione dei lavori concernenti la sessione orale, essendo tutti i lavori presentati meritevoli per la buona qualità, è stata condizionata dal tempo reso disponibile dalle necessità organizzative. Proprio per questo, la breve introduzione alla sessione non distingue tra presentazioni orali e poster. L‘evidenza a scala globale di un trend di costante aumento della pressione antropica sulle aree costiere, con conseguente incremento della concentrazione d’interessi socio-economici a esse sottesi e la difficoltà di conciliare questo con la preservazione degli aspetti naturalistici, costituisce il contenitore più ampio nel quale la sessione trova la sua più corretta collocazione. Il titolo della sessione collega volutamente aree emerse (coste) e sommerse (fondali prospicienti) a significare l’importanza di considerare il sistema costa nel suo insieme. Questo implica l’interazione di una complessità di tematiche la cui composizione in un quadro organico conoscitivo di sintesi, può avvenire solo attraverso un approccio di tipo multidisciplinare. Quest’aspetto è stato fortemente sottolineato (Sarti et al.) con la presentazione del Team Coste, un accordo quadro tra le tre università Toscane, coordinate dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, che vuole caratterizzarsi per un approccio olistico allo studio del sistema coste. Nello specifico i temi affrontati hanno riguardato, per la porzione emersa, sia le coste rocciose sia quelle in sabbia. Per le coste rocciose è stata posta attenzione prevalentemente alla prevenzione da processi di arretramento e di frana, spesso accelerati dall’impatto antropico, com’è stato evidenziato nel geosito di Ripe Rosse in Cilento (Aloia et al.) che fa parte del patrimonio Unesco. Qui la concomitanza di tagli artificiali della falesia e sviluppo ripetuto d’incendi ha accelerato notevolmente i processi di frana e arretramento della falesia stessa. L’elaborazione di un modello numerico sulle modalità di sviluppo dei processi nei prossimi 500 anni potrà fornire strumenti di mitigazione e preservazione. Tematica simile è stata affrontata su falesie della città di Split in Croazia (Pikelj et al.) costitute da depositi torbiditici che per loro natura sono facilmente erodibili. Lo studio, che ha preso in considerazione i dati riguardanti gli ultimi 5 anni, ha evidenziato che le aree più critiche sono quelle corrispondenti a zone dovenon è presente vegetazione. Per le coste sabbiose in cui è comune il problema dell’erosione, sono stati presentati casi studio in Algeria (spiaggia di Falcon Cape, Bougherira e Ghodbani) dove sono stati quantificati in valori compresi tra circa 6 e 12 metri tassi erosivi a partire dal 1959, nella costa ragusana in Sicilia Meridionale e nella rada di Bosa Marina in Sardegna occidentale. In quest’ultimo sito (Costa et al.), lo studio si è focalizzato su attività di monitoraggio morfodinamico della parte emersa e sommersa prima durante e dopo un intervento di ripascimento effettuato nel 2016. A Ragusa, invece, all’interno della medesima unità fisiografica tra Pozzallo e Santa Maria di Focallo (Di Stefano et al.), è stato evidenziato come negli ultimi 30 anni fattori antropici (costruzione di un porto turistico, distruzione sistema dunale per urbanizzazione e diminuzione generale dell’apporto solido sedimentario) abbiano generato significativi effetti di accrescimento in alcune zone ed erosione in altre, con valori di variazione superiori ai 100 m. Altro esempio documentato di impatto antropico sulle dinamiche costiere proviene dalle spiagge della baia di Haifa in Israele (Sarid et al.) dove sono stati anche valutati gli effetti di operazioni di ripascimento. Studi sugli effetti di ripascimenti effettuati con ghiaie presso Marina di Pisa (Bertoni et al.), attraverso l’utilizzo di tracciamento di ciottoli con la tecnologia RFDI, hanno invece evidenziato sia la grande mobilità dei ciottoli, sia l’elevato tasso di abrasione subito dai ciottoli stessi in tempi molto brevi. In Sicilia è stata testata l’efficacia di processi di rinaturalizzazione di cordoni dunari per contrastare i processi erosivi (Borzì et al.) nel tratto di costa di Punta Braccetto (Ragusa). In Sardegna e in Turchia la trasformazione del sistema costiero è anche stata analizzata dal punto di vista dell’evoluzione geo-archeologica, rispettivamente attraverso lo studio di insediamenti Fenici-punici (De Falco et al.) ubicati nella zona del Golfo di Oristano e con l’esempio dell’isola di Vordinisi (Erylmaz et al.). Il ruolo di fattori biologici (in primis le Poseidoniae) e geologici (quantità di sedimento disponibile) nel controllo dell’evoluzione morfologica di spiagge dell’area mediterranea (Simeone et al.) è stato approfondito in relazione ai futuri scenari di variazione del livello del mare. Un caso particolare di studio su coste sabbiose (Cohen) riguarda l’impatto subito dal tratto costiero davanti alla città di Frejus nella costa meridionale francese a causa del cedimento della diga di Malpasset nel 1959 con la possibile generazione diun“onshore tsunami”. Per quanto riguarda la spiaggia sommersa sono stati presentati nuovi dati, acquisiti attraverso video-analisi (Perugini et al.), sull’evoluzione spazio-temporale di una barra sommersa situata lungo la costa Adriatica nella zona di Senigallia. Il contributo di Caiti e Costanzi ha invece esaminato lo stato dell’evoluzione tecnologica di utilizzo di robot sottomarini per acquisizione multitasking di dati. Sono stati presentati anche i risultati della caratterizzazione sedimentologica e geochimica dei sedimenti dello stretto dei Dardanelli e delle aree limitrofe (Erylmaz e Erylmaz) e sempre in Turchia del golfo di Golden Horn (Erlimaz et al.). Infine, a completare il quadro, ancora a cura di Erylmaz e Erylmaz, è stato illustrato il tipo di distribuzione dei sedimenti in relazioni alle correnti nel golfo di Mersiz in Turchia. Giovanni Sarti Dipartimento di Scienze della Terra Università di PisaI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


