Sia Abelardo che Giovanni di Salisbury distinguono tra un epicureismo alto e uno corrotto e degenerato. Tale distinzione consente una "reductio ad concordiam" che riconduce le premesse dell’avversario a sviluppi ridefiniti in chiave compatibile con l’orizzonte cristiano. Una differenza rilevante è nella voce autoriale: nel "Policraticus", la riflessione di Giovanni è sempre riconoscibile, mentre nel "Dialogus" abelardiano prevale una costruzione dialogica teatrale, dove il Filosofo, pur distante dalle premesse cristiane del suo interlocutore, si avvicina progressivamente a esse da una posizione etica intermedia tra stoicismo ed epicureismo. Infine, l’aspetto più originale del pensiero di Giovanni è il duplice uso dell’etichetta "epicureismo": da un lato, come antica scuola filosofica da ricondurre entro l’etica cristiana; dall’altro, come diagnosi di una personalità libidinale e voluttuaria, ricorrente nella storia — dal peccatore originario al cortigiano corrotto — e spesso associata a forme di tirannide. Contro questa deriva, Giovanni propone una scienza morale rinnovata, segnata da un atteggiamento neoscettico, consapevole della complessità e dei compromessi dell’agire etico.
Tra voluptas e virtù cristiane: metamorfosi e riabilitazioni dell’epicureismo in Abelardo e Giovanni di Salisbury
Stefano Perfetti
2025-01-01
Abstract
Sia Abelardo che Giovanni di Salisbury distinguono tra un epicureismo alto e uno corrotto e degenerato. Tale distinzione consente una "reductio ad concordiam" che riconduce le premesse dell’avversario a sviluppi ridefiniti in chiave compatibile con l’orizzonte cristiano. Una differenza rilevante è nella voce autoriale: nel "Policraticus", la riflessione di Giovanni è sempre riconoscibile, mentre nel "Dialogus" abelardiano prevale una costruzione dialogica teatrale, dove il Filosofo, pur distante dalle premesse cristiane del suo interlocutore, si avvicina progressivamente a esse da una posizione etica intermedia tra stoicismo ed epicureismo. Infine, l’aspetto più originale del pensiero di Giovanni è il duplice uso dell’etichetta "epicureismo": da un lato, come antica scuola filosofica da ricondurre entro l’etica cristiana; dall’altro, come diagnosi di una personalità libidinale e voluttuaria, ricorrente nella storia — dal peccatore originario al cortigiano corrotto — e spesso associata a forme di tirannide. Contro questa deriva, Giovanni propone una scienza morale rinnovata, segnata da un atteggiamento neoscettico, consapevole della complessità e dei compromessi dell’agire etico.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


