L'autrice riflette sul ruolo sempre più centrale assunto dalla pubblicità alimentare nell’ecosistema comunicativo. Da semplice informazione su cibi e bevande, è divenuta narrazione simbolica, orientata più all’appeal visivo che al valore nutrizionale. Il cibo, però, è prima di tutto nutrimento e relazione: i messaggi pubblicitari che lo riguardano toccano direttamente la salute e il benessere delle persone e dell’ambiente in cui vivono. L’autrice distingue tre macro-tipologie comunicative: la pubblicità commerciale sui cibi di base e processati, che può sfociare nel consumismo e nel trasformare il cibo in simulacro; la pubblicità estetizzante, intrecciata al fenomeno del food porn in cui il cibo da nutrimento vitale diventa spettacolo, dispositivo di auto-rappresentazione e piacere visivo; infine, la pubblicità sociale, che promuove un uso consapevole e responsabile del cibo, da una alimentazione equilibrata alla riduzione degli sprechi fino alla giustizia alimentare e alla lotta ai disturbi alimentari. Quest’ultima spesso richiama alimenti funzionali e nutraceutici, sconfinando talvolta nel salutismo. Queste tre categorie pubblicitarie riflettono modalità complementari di intendere il rapporto tra comunicazione e alimentazione. Oggi, grazie ai media digitali e all’intelligenza artificiale, commerciale e sociale tendono a contaminarsi, aprendo questioni etiche sulla responsabilità del singolo e della collettività. L’etica della comunicazione può motivare a promuovere pluralità di modelli di benessere, evitando discriminazioni e orientando verso un benessere relazionale e inclusivo. Non basta rispettare la deontologia e la normativa: occorre un’etica pubblica fondata su verità, lealtà, trasparenza, responsabilità e giustizia. La sfida è costruire una comunicazione che non prescinda da un’etica pubblica, che non riduca il cibo a moda o a strumento estetico, ma lo riconosca come risorsa vitale e relazionale, un ‘dono’, contribuendo così a un’autentica cittadinanza del benessere.
Etica, comunicazione pubblicitaria e benessere. Consumare per prendersi cura
Veronica Neri
2025-01-01
Abstract
L'autrice riflette sul ruolo sempre più centrale assunto dalla pubblicità alimentare nell’ecosistema comunicativo. Da semplice informazione su cibi e bevande, è divenuta narrazione simbolica, orientata più all’appeal visivo che al valore nutrizionale. Il cibo, però, è prima di tutto nutrimento e relazione: i messaggi pubblicitari che lo riguardano toccano direttamente la salute e il benessere delle persone e dell’ambiente in cui vivono. L’autrice distingue tre macro-tipologie comunicative: la pubblicità commerciale sui cibi di base e processati, che può sfociare nel consumismo e nel trasformare il cibo in simulacro; la pubblicità estetizzante, intrecciata al fenomeno del food porn in cui il cibo da nutrimento vitale diventa spettacolo, dispositivo di auto-rappresentazione e piacere visivo; infine, la pubblicità sociale, che promuove un uso consapevole e responsabile del cibo, da una alimentazione equilibrata alla riduzione degli sprechi fino alla giustizia alimentare e alla lotta ai disturbi alimentari. Quest’ultima spesso richiama alimenti funzionali e nutraceutici, sconfinando talvolta nel salutismo. Queste tre categorie pubblicitarie riflettono modalità complementari di intendere il rapporto tra comunicazione e alimentazione. Oggi, grazie ai media digitali e all’intelligenza artificiale, commerciale e sociale tendono a contaminarsi, aprendo questioni etiche sulla responsabilità del singolo e della collettività. L’etica della comunicazione può motivare a promuovere pluralità di modelli di benessere, evitando discriminazioni e orientando verso un benessere relazionale e inclusivo. Non basta rispettare la deontologia e la normativa: occorre un’etica pubblica fondata su verità, lealtà, trasparenza, responsabilità e giustizia. La sfida è costruire una comunicazione che non prescinda da un’etica pubblica, che non riduca il cibo a moda o a strumento estetico, ma lo riconosca come risorsa vitale e relazionale, un ‘dono’, contribuendo così a un’autentica cittadinanza del benessere.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


