Entrare all’università con una diagnosi di disabilità o di DSA è un atto di fiducia: fiducia nel proprio talento, ma anche nella capacità dell’istituzione di non trasformare una differenza in un ostacolo. Il tutoraggio, quando è progettato con intelligenza e responsabilità, è il meccanismo che rende concreta quella fiducia. Molti lo immaginano come un aiuto gentile, quasi un favore; in realtà è la cerniera tra diritto e didattica: un dispositivo che traduce norme, linee guida e principi di accessibilità in pratiche quotidiane – una stanza in cui si prova, si sbaglia, si ricalibra, finché il sapere diventa maneggiabile. In altri termini: il tutoraggio non “compensa” gli studenti con Bisogni Educativi Speciali (BES); mette il corso nelle condizioni di essere frequentabile da chiunque, senza abbassare l’asticella, ma rendendo visibile la scala per raggiungerla.
il tutoraggio come ponte: un processo culturale
donatella Fantozzi
2025-01-01
Abstract
Entrare all’università con una diagnosi di disabilità o di DSA è un atto di fiducia: fiducia nel proprio talento, ma anche nella capacità dell’istituzione di non trasformare una differenza in un ostacolo. Il tutoraggio, quando è progettato con intelligenza e responsabilità, è il meccanismo che rende concreta quella fiducia. Molti lo immaginano come un aiuto gentile, quasi un favore; in realtà è la cerniera tra diritto e didattica: un dispositivo che traduce norme, linee guida e principi di accessibilità in pratiche quotidiane – una stanza in cui si prova, si sbaglia, si ricalibra, finché il sapere diventa maneggiabile. In altri termini: il tutoraggio non “compensa” gli studenti con Bisogni Educativi Speciali (BES); mette il corso nelle condizioni di essere frequentabile da chiunque, senza abbassare l’asticella, ma rendendo visibile la scala per raggiungerla.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


