Questo scritto intende contribuire alla discussione sul ruolo dei progetti europei portata avanti all’interno della Rete delle Politiche Locali del Cibo (RPLC). Il tavolo tematico della rete “Progetti Europei” promuove infatti una riflessione attorno ai progetti legati alle politiche del cibo finanzia-ti attraverso i programmi Horizon promossi dall’Unione Europea. Come evidenziato durante l’ottavo incontro nazionale RPLC (Torino, gennaio 2025), in un contesto in cui i progetti di ricerca europei sono sempre più a cavallo tra università, amministrazioni e territori, prendervi parte deve implicare una riflessione sul loro valore effettivo, sulle ricadute nel tempo e sugli impatti, se presenti, sul sistema di governance del cibo. Battisti et al. (2022), attraverso uno sguardo sulla policy mobility, avvia una rifles-sione trasversale ai progetti europei in corso per l’accelerazione dei pro-cessi di food policy. Gli autori effettuano un’analisi basata sulla sintesi di progetti come Food Shift, FoodTrail, Fusilli e FoodCLIC, quindi prendendo in considerazione obiettivi, attività presentate (a inizio progetto) e parole chiave/ linguaggio specialistico utilizzato. Contribuire a questo piano di analisi ci sembra rilevante, dal momento che i progetti europei rappresentano una fonte di finanziamento sig-nificativa per iniziative come le politiche del cibo che, per le loro caratter-istiche sperimentali e per il ruolo rivestito dalla partecipazione multi-at-tore, richiedono notevoli risorse non solo in termini economici ma anche di competenze, tempo e dedizione. Inoltre, i progetti europei, in partico-lare negli ultimi programmi quadro (Horizon 2020 e Horizon Europe), of-frono alle food policy locali importanti occasioni di networking, scambio di buone pratiche e visibilità internazionale, attraverso piattaforme col-laborative (es. FOOD2030), eventi condivisi, e strategie di comunicazione mirate. A fronte di numerosi vantaggi, possono tuttavia emergere anche alcune criticità. Un esempio è il mancato allineamento tra i tempi, talvolta stringenti, dei progetti e i tempi dell’azione sul campo (es. procedure am-Maria Vasile, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Università di PisaArianna De Conno, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Università di PisaBenedetta Bernardini, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Università di PisaSabrina Arcuri, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Università di Pisa Re|CiboRivista della Rete Italiana Politiche Locali del Cibo71ministrative, coinvolgimento degli attori, definizione di obiettivi condivisi), o il rischio di ridondanza e scarsa aderenza ai bisogni del territorio, lad-dove le iniziative nel contesto locale siano in una fase avanzata rispetto a quanto richiesto dalle attività di progetto. È dunque importante che le metodologie adottate lascino un buon margine di flessibilità ai partner che si trovano a fare da tramite tra le dinamiche quotidiane del territorio e le esigenze, pure importanti, di efficienza e comparabilità del progetto (Arcuri, 2025).Il nostro articolo rientra in questa discussione, andando però ad esam-inare uno specifico caso studio, per verificare come la partecipazione al progetto europeo contribuisca ad ampliare dinamiche positive in corso nei territori. L’approccio del caso studio ci consente di dare il giusto rilievo alle buone pratiche che prescindono dall’esistenza dei progetti, ma pos-sono beneficiare dalle risorse e dagli scambi più ampi che questi introdu-cono. Ci concentriamo sul caso studio della food policy Piana del Cibo, già analizzato nella letteratura come un contesto abbastanza unico di svilup-po di un approccio inter-municipale (Arcuri et al., 2022; Rovai 2023; Fiore et al., 2025). Dopo una fase di stallo successiva al periodo del COVID-19, la Piana del Cibo riparte, in parallelo a una crescente attenzione alla ris-torazione scolastica da parte del Comune di Capannori. Così come in altri contesti di sviluppo di politiche del cibo, la ristorazione collettiva diventa quindi un punto di ripartenza importante, attraverso il quale lavorare a un approccio integrato tra uffici amministrativi e attori del territorio (vedi anche Manganelli e Paltrinieri, 2022). Soffermarci sul caso della ristorazione collettiva ci permette anche di con-tribuire a riflessioni più ampie sull’evoluzione della mensa scolastica in Italia, tema di grande attualità quando si fa riferimento a cibo e sosteni-bilità (es. Brunori e Galli, 2015; Paltrinieri, 2020). Come dimostrato dall’es-istenza di realtà molto attive sul tema come FoodInsider1, e più in gener-1 https://www.foodinsider.itale da un’attenzione europea a questo ambito con le politiche Farm to Fork, la ristorazione collettiva rappresenta un nodo di dialogo (ma anche di sfide) tra livelli amministrativi. Anche sul piano delle politiche europee, la questione non viene sempre affrontata in modo lineare: se da un lato rientra tra le priorità di evoluzione sostenibile del sistema agroalimenta-re, al contempo rimane spesso un’ipotesi di complicata attuazione per via delle politiche commerciali e legislazioni attuali. Diventa quindi nec-essario guardare da vicino alle soluzioni sviluppate sui territori che, con le specificità di ogni caso, sperimentano e tracciano la strada per nuovi modelli di approvvigionamento. Ad esempio, mostrando come strumenti normativi come i Criteri Ambientali Minimi (CAM) possano essere applica-ti a seconda delle filiere presenti sul territorio e dei modelli di produzione e consumo che si vogliono incentivare - e quindi come la spesa pubblica possa essere orientata per costruire sistemi alimentari più sostenibili

Il ruolo dei progetti europei nelle innovazioni delle politiche locali del cibo: il caso delle mense scolastiche nella Piana del Cibo

Maria Vasile
;
Arianna De Conno
;
Benedetta Bernardini
;
Sabrina Arcuri
2025-01-01

Abstract

Questo scritto intende contribuire alla discussione sul ruolo dei progetti europei portata avanti all’interno della Rete delle Politiche Locali del Cibo (RPLC). Il tavolo tematico della rete “Progetti Europei” promuove infatti una riflessione attorno ai progetti legati alle politiche del cibo finanzia-ti attraverso i programmi Horizon promossi dall’Unione Europea. Come evidenziato durante l’ottavo incontro nazionale RPLC (Torino, gennaio 2025), in un contesto in cui i progetti di ricerca europei sono sempre più a cavallo tra università, amministrazioni e territori, prendervi parte deve implicare una riflessione sul loro valore effettivo, sulle ricadute nel tempo e sugli impatti, se presenti, sul sistema di governance del cibo. Battisti et al. (2022), attraverso uno sguardo sulla policy mobility, avvia una rifles-sione trasversale ai progetti europei in corso per l’accelerazione dei pro-cessi di food policy. Gli autori effettuano un’analisi basata sulla sintesi di progetti come Food Shift, FoodTrail, Fusilli e FoodCLIC, quindi prendendo in considerazione obiettivi, attività presentate (a inizio progetto) e parole chiave/ linguaggio specialistico utilizzato. Contribuire a questo piano di analisi ci sembra rilevante, dal momento che i progetti europei rappresentano una fonte di finanziamento sig-nificativa per iniziative come le politiche del cibo che, per le loro caratter-istiche sperimentali e per il ruolo rivestito dalla partecipazione multi-at-tore, richiedono notevoli risorse non solo in termini economici ma anche di competenze, tempo e dedizione. Inoltre, i progetti europei, in partico-lare negli ultimi programmi quadro (Horizon 2020 e Horizon Europe), of-frono alle food policy locali importanti occasioni di networking, scambio di buone pratiche e visibilità internazionale, attraverso piattaforme col-laborative (es. FOOD2030), eventi condivisi, e strategie di comunicazione mirate. A fronte di numerosi vantaggi, possono tuttavia emergere anche alcune criticità. Un esempio è il mancato allineamento tra i tempi, talvolta stringenti, dei progetti e i tempi dell’azione sul campo (es. procedure am-Maria Vasile, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Università di PisaArianna De Conno, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Università di PisaBenedetta Bernardini, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Università di PisaSabrina Arcuri, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Università di Pisa Re|CiboRivista della Rete Italiana Politiche Locali del Cibo71ministrative, coinvolgimento degli attori, definizione di obiettivi condivisi), o il rischio di ridondanza e scarsa aderenza ai bisogni del territorio, lad-dove le iniziative nel contesto locale siano in una fase avanzata rispetto a quanto richiesto dalle attività di progetto. È dunque importante che le metodologie adottate lascino un buon margine di flessibilità ai partner che si trovano a fare da tramite tra le dinamiche quotidiane del territorio e le esigenze, pure importanti, di efficienza e comparabilità del progetto (Arcuri, 2025).Il nostro articolo rientra in questa discussione, andando però ad esam-inare uno specifico caso studio, per verificare come la partecipazione al progetto europeo contribuisca ad ampliare dinamiche positive in corso nei territori. L’approccio del caso studio ci consente di dare il giusto rilievo alle buone pratiche che prescindono dall’esistenza dei progetti, ma pos-sono beneficiare dalle risorse e dagli scambi più ampi che questi introdu-cono. Ci concentriamo sul caso studio della food policy Piana del Cibo, già analizzato nella letteratura come un contesto abbastanza unico di svilup-po di un approccio inter-municipale (Arcuri et al., 2022; Rovai 2023; Fiore et al., 2025). Dopo una fase di stallo successiva al periodo del COVID-19, la Piana del Cibo riparte, in parallelo a una crescente attenzione alla ris-torazione scolastica da parte del Comune di Capannori. Così come in altri contesti di sviluppo di politiche del cibo, la ristorazione collettiva diventa quindi un punto di ripartenza importante, attraverso il quale lavorare a un approccio integrato tra uffici amministrativi e attori del territorio (vedi anche Manganelli e Paltrinieri, 2022). Soffermarci sul caso della ristorazione collettiva ci permette anche di con-tribuire a riflessioni più ampie sull’evoluzione della mensa scolastica in Italia, tema di grande attualità quando si fa riferimento a cibo e sosteni-bilità (es. Brunori e Galli, 2015; Paltrinieri, 2020). Come dimostrato dall’es-istenza di realtà molto attive sul tema come FoodInsider1, e più in gener-1 https://www.foodinsider.itale da un’attenzione europea a questo ambito con le politiche Farm to Fork, la ristorazione collettiva rappresenta un nodo di dialogo (ma anche di sfide) tra livelli amministrativi. Anche sul piano delle politiche europee, la questione non viene sempre affrontata in modo lineare: se da un lato rientra tra le priorità di evoluzione sostenibile del sistema agroalimenta-re, al contempo rimane spesso un’ipotesi di complicata attuazione per via delle politiche commerciali e legislazioni attuali. Diventa quindi nec-essario guardare da vicino alle soluzioni sviluppate sui territori che, con le specificità di ogni caso, sperimentano e tracciano la strada per nuovi modelli di approvvigionamento. Ad esempio, mostrando come strumenti normativi come i Criteri Ambientali Minimi (CAM) possano essere applica-ti a seconda delle filiere presenti sul territorio e dei modelli di produzione e consumo che si vogliono incentivare - e quindi come la spesa pubblica possa essere orientata per costruire sistemi alimentari più sostenibili
2025
Vasile, Maria; De Conno, Arianna; Bernardini, Benedetta; Arcuri, Sabrina
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