Data la loro spiccata propensione a varcare le frontiere geografiche, linguistiche e culturali, è quasi scontato trovare i testi di Shakespeare in prima linea tra le risposte artistiche al tema sempre più pressante delle migrazioni forzate e della crisi umanitaria che sta sconvolgendo il nostro pianeta. Questo non tanto o non solo perché Shakespeare pone spesso al centro dei suoi drammi il tema dell'esilio e dell'erranza, dello sradicamento come condizione materiale ed esistenziale al tempo stesso: più ancora che i significati rintracciabili nelle opere è l'autorevolezza stessa del significante 'Shakespeare', con la sua diffusione globale e indiscussa vocazione transnazionale, a essere oggetto di mobilitazione strategica da parte dei professionisti della scena e/o degli attivisti che hanno cercato di dare voce e spazio alle esperienze di profughi, rifugiati e migranti. A fronte di un repertorio già molto vasto e in continua espansione, questo intervento si concentra su una selezione di interventi artistici che si affidano alla mediazione di Amleto, con l'obiettivo di far luce su modalità diverse di attingere al capitale culturale di Shakespeare all'interno di contesti di produzione e fruizione eterogenei, ma anche di riflettere su alcuni elementi di continuità estetica e concettuale nel loro tentativo di reclutare questo testo simbolo della letteratura mondiale alla causa dei rifugiati. Given their unparalleled record for crossing geopolitical, linguistic and cultural barriers, it is not surprising to find Shakespeare's plays at the forefront of today's artistic responses to the pressing issue of forced migration and the great humanitarian crisis of our time. This is not only traceable to Shakespeare's frequent thematization of exile, vagrancy and asylum, of displacement as a material as well as a psychological condition. Even more than the meanings embedded in the texts, it is the enormous cultural authority emanating from Shakespeare, his status as a transnational icon of world culture, that these artists and activists appear intent on leveraging through their appropriative acts. Faced with a vast and ever-increasing body of "refugee Shakespeare", I have decided to focus my attention on artistic interventions that rely on the mediation of Hamlet. These performances provide insight into different ways of tapping into Shakespeare's cultural capital across a variety of contexts of production and reception, while at the same revealing some aesthetic and conceptual continuities in the process of enlisting the Bard in the refugee cause.

Amleto e i rifugiati: narrazioni migranti in alcune rivisitazioni sceniche

Sara Francesca Soncini
2019

Abstract

Data la loro spiccata propensione a varcare le frontiere geografiche, linguistiche e culturali, è quasi scontato trovare i testi di Shakespeare in prima linea tra le risposte artistiche al tema sempre più pressante delle migrazioni forzate e della crisi umanitaria che sta sconvolgendo il nostro pianeta. Questo non tanto o non solo perché Shakespeare pone spesso al centro dei suoi drammi il tema dell'esilio e dell'erranza, dello sradicamento come condizione materiale ed esistenziale al tempo stesso: più ancora che i significati rintracciabili nelle opere è l'autorevolezza stessa del significante 'Shakespeare', con la sua diffusione globale e indiscussa vocazione transnazionale, a essere oggetto di mobilitazione strategica da parte dei professionisti della scena e/o degli attivisti che hanno cercato di dare voce e spazio alle esperienze di profughi, rifugiati e migranti. A fronte di un repertorio già molto vasto e in continua espansione, questo intervento si concentra su una selezione di interventi artistici che si affidano alla mediazione di Amleto, con l'obiettivo di far luce su modalità diverse di attingere al capitale culturale di Shakespeare all'interno di contesti di produzione e fruizione eterogenei, ma anche di riflettere su alcuni elementi di continuità estetica e concettuale nel loro tentativo di reclutare questo testo simbolo della letteratura mondiale alla causa dei rifugiati. Given their unparalleled record for crossing geopolitical, linguistic and cultural barriers, it is not surprising to find Shakespeare's plays at the forefront of today's artistic responses to the pressing issue of forced migration and the great humanitarian crisis of our time. This is not only traceable to Shakespeare's frequent thematization of exile, vagrancy and asylum, of displacement as a material as well as a psychological condition. Even more than the meanings embedded in the texts, it is the enormous cultural authority emanating from Shakespeare, his status as a transnational icon of world culture, that these artists and activists appear intent on leveraging through their appropriative acts. Faced with a vast and ever-increasing body of "refugee Shakespeare", I have decided to focus my attention on artistic interventions that rely on the mediation of Hamlet. These performances provide insight into different ways of tapping into Shakespeare's cultural capital across a variety of contexts of production and reception, while at the same revealing some aesthetic and conceptual continuities in the process of enlisting the Bard in the refugee cause.
Soncini, SARA FRANCESCA
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