Eriocheir sinensis, Granchio cinese, (DM n°19105 del 22 settembre 2017) o Chinese Mitten Crab è una specie catadroma appartenente alla famiglia Varunidae, originaria di aree fluviali ed estuarine del Nord e Sud Est della Cina e della Corea. A livello Europeo, E. sinensis è ampiamente diffuso nei principali bacini idrici del Centro e Nord Europa e, dal 2016, è inserito nella lista delle specie invasive di rilevanza unionale sottoposte a misure di confinamento ed eradicazione che includono il divieto di allevamento, transito ed immissione sul mercato di esemplari vivi (Reg UE n. 1143/2014). Il Granchio cinese può rappresentare un pericolo significativo per l’ecosistema locale e per il biota autoctono oltre a concorrere alla comparsa di fenomeni di dissesto idrogeologico conseguenti all’intensa attività di scavo ed erosione degli argini fluviali. Il presente studio, sviluppato a seguito del sequestro di una partita di E. sinensis nell’ambito dell’attività di vigilanza e controllo dell’autorità competente, ha avuto lo scopo di analizzare i rischi sanitari ed ambientali correlati all’introduzione della specie sul territorio nazionale e all’individuazione di possibili canali di importazione non autorizzata al fine di definire criticità ed azioni preventive. Il primo ritrovamento di 5 kg di esemplari vivi di E. sinensis è stato registrato in sede di controllo ufficiale da parte dell’UFS sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare dell’ASL Toscana centro presso un esercizio di ristorazione etnica. Gli esemplari sono stati sottoposti a sequestro, fotografati, identificati morfologicamente, e sottoposti ad eutanasia e distruzione conformemente ai requisiti europei in materia di benessere e gestione dei sottoprodotti di origine animale. I dati relativi alla presenza di E. sinensis in Italia sono pochi e collegati a singoli soggetti catturati accidentalmente. Il commercio di esemplari di E. sinensis vivi potrebbe essere collegato alla richiesta da parte di ristoranti etnici presenti sul territorio in quanto questo granchio è una specialità tipica della cucina asiatica. Dal punto di vista igienico sanitario i pericoli associati al consumo di questo granchio sono prevalentemente di carattere biologico e chimico. Tra i pericoli biologici è da sottolineare quello parassitario in quanto ospite intermedio di Paragonimus westermani, tuttavia il consumo tipicamente cotto è un metodo efficace di prevenzione. Al contrario, rischi chimici derivanti da bioaccumulo di metalli pesanti e contaminanti organici non possono essere controllati tramite la cottura e sono collegati all’origine del prodotto. L’analisi sull’origine ha evidenziato l’esistenza di centri di raccolta intraeuropei e canali di vendita online potenzialmente utilizzabili per la commercializzazione di esemplari vivi. Lo studio quindi, ha portato alla luce una criticità finora non valutata che deve essere attentamente definita sia in termini di sicurezza alimentare che ambientale. Si richiede una specifica valutazione del rischio associato alla vendita di esemplari non controllati o provenienti da aree di cattura con elevata contaminazione ambientale ed un approfondimento finalizzato alla definizione di piani di monitoraggio delle potenziali vie di ingresso della specie e a monte. In questo contesto, risulta fondamentale la comunicazione del rischio, non solo a livello delle autorità competenti di settore, ma anche a livello dei consumatori.

Rischi e criticità correlati al ritrovamento in commercio di specie aliene vive non autorizzate sul territorio italiano: granchio cinese (Eriocheir sinensis )

Lara Tinacci;Alessandra Guidi
2019

Abstract

Eriocheir sinensis, Granchio cinese, (DM n°19105 del 22 settembre 2017) o Chinese Mitten Crab è una specie catadroma appartenente alla famiglia Varunidae, originaria di aree fluviali ed estuarine del Nord e Sud Est della Cina e della Corea. A livello Europeo, E. sinensis è ampiamente diffuso nei principali bacini idrici del Centro e Nord Europa e, dal 2016, è inserito nella lista delle specie invasive di rilevanza unionale sottoposte a misure di confinamento ed eradicazione che includono il divieto di allevamento, transito ed immissione sul mercato di esemplari vivi (Reg UE n. 1143/2014). Il Granchio cinese può rappresentare un pericolo significativo per l’ecosistema locale e per il biota autoctono oltre a concorrere alla comparsa di fenomeni di dissesto idrogeologico conseguenti all’intensa attività di scavo ed erosione degli argini fluviali. Il presente studio, sviluppato a seguito del sequestro di una partita di E. sinensis nell’ambito dell’attività di vigilanza e controllo dell’autorità competente, ha avuto lo scopo di analizzare i rischi sanitari ed ambientali correlati all’introduzione della specie sul territorio nazionale e all’individuazione di possibili canali di importazione non autorizzata al fine di definire criticità ed azioni preventive. Il primo ritrovamento di 5 kg di esemplari vivi di E. sinensis è stato registrato in sede di controllo ufficiale da parte dell’UFS sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare dell’ASL Toscana centro presso un esercizio di ristorazione etnica. Gli esemplari sono stati sottoposti a sequestro, fotografati, identificati morfologicamente, e sottoposti ad eutanasia e distruzione conformemente ai requisiti europei in materia di benessere e gestione dei sottoprodotti di origine animale. I dati relativi alla presenza di E. sinensis in Italia sono pochi e collegati a singoli soggetti catturati accidentalmente. Il commercio di esemplari di E. sinensis vivi potrebbe essere collegato alla richiesta da parte di ristoranti etnici presenti sul territorio in quanto questo granchio è una specialità tipica della cucina asiatica. Dal punto di vista igienico sanitario i pericoli associati al consumo di questo granchio sono prevalentemente di carattere biologico e chimico. Tra i pericoli biologici è da sottolineare quello parassitario in quanto ospite intermedio di Paragonimus westermani, tuttavia il consumo tipicamente cotto è un metodo efficace di prevenzione. Al contrario, rischi chimici derivanti da bioaccumulo di metalli pesanti e contaminanti organici non possono essere controllati tramite la cottura e sono collegati all’origine del prodotto. L’analisi sull’origine ha evidenziato l’esistenza di centri di raccolta intraeuropei e canali di vendita online potenzialmente utilizzabili per la commercializzazione di esemplari vivi. Lo studio quindi, ha portato alla luce una criticità finora non valutata che deve essere attentamente definita sia in termini di sicurezza alimentare che ambientale. Si richiede una specifica valutazione del rischio associato alla vendita di esemplari non controllati o provenienti da aree di cattura con elevata contaminazione ambientale ed un approfondimento finalizzato alla definizione di piani di monitoraggio delle potenziali vie di ingresso della specie e a monte. In questo contesto, risulta fondamentale la comunicazione del rischio, non solo a livello delle autorità competenti di settore, ma anche a livello dei consumatori.
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